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Nella pagina il testo del D'annunzio tratto da
"Il trionfo della morte" (1894). In essa, l'autore narra
dell'arrivo a Casalbordino di Giorgio Aurispa che, preso da un forte
amore passionale per Ippolita Sanzio, tenta un disperato quanto
vano pellegrinaggio purificatorio nella speranza di liberarsi
da tale passione. Fin dall 'alba, nella stazione
di Casalbordino, i treni versavano a brevi intervalli immense
onde di popolo. Erano genti venute dalle piccole città e dai
borghi, miste alle compagnie dei contadi più remoti, che non
avevano potuto o voluto compiere il pellegrinaggio pedestre.
Si precipitavano con violenza dalle vetture; si accalcavano alla
porta, contro i cancelli; urlavano e gesticolavano,
respingendosi a vicenda, per salire su i carri e su le carrozze,
tra gli schiocchi delle fruste, tra il tintinnio dei
sonagli; o si disponevano in lunghe file dietro un crocifero
e procedendo su per la strada polverosa intonavano l'inno.
Già sgomenti dal disagio, aspettando che la folla si diradasse,
Giorgio e Ippolita istintivamente si volsero verso il mare
prossimo. Un campo di canape ondeggiava in pace, contro il fondo
ceruleo dell'acque. Le vele splendevano come fiamme
su l'orizzonte puro. Egli (il vecchio Cola) tirò fuori un
foglio piegato in forma d'un breve, lo spiegò e lo mostrò
a Giorgio. «Leggi. Quì c'e la storia.» Era l'Imagine
seguita dalla leggenda. La Vergine in un coro d'angeli posava
sopra un olivo e un vecchio l'adorava prostrato a piè
del tronco. Quel vecchio aveva nome Alessandro Muzio. Di lui
narrava la leggenda: «Sul vespro del dì 10 di giugno,
nell'anno di Nostro Signore 1527(11 giugno 1576), essendo
la Domenica di Pentecoste, un uragano infuriò su la terra
di Casalbordino e distrusse le vigne, le biade e gli oliveti.
La mattina seguente, un vecchio settuagenario di Pollutri,
Alessandro Muzio, possedendo al Piano del Lago un campo di
grano, si mosse per andare a vederlo. Gli doleva il
cuore, alla vista della terra desolata; ma nella sua profonda
umiltà lodava la giustizia di Dio. Divotissimo della Vergine,
recitava in cammino il Rosario; quando, sul limite della valle,
udì la campana che segnava l'elevazione della Messa.
Subito s'inginocchiò e raccolse tutto il suo fervore nella
preghiera. Ma, mentre pregava, si vide circonfuso d'una luce
che vinceva quella del sole; e in quella luce gli apparve
la Madre di Misericordia, ammantata d'azzurro, e gli parlò
con dolcezza. «Va e reca la novella. Dì che il pentimento
sarà rimunerato. Sorga quì un tempio e io vi spanderò le mie grazie.
Va al tuo campo e troverai il tuo grano intatto.» Disparve,
con la sua corona d'angeli. E il vecchio si levò, andò
al suo campo, trovò il suo grano intatto. Corse quindi a Pollutri,
si presentò al parroco Mariano d'Iddone, gli narrò il
prodigio. In un attimo la novella si propagò per tutta la
terra di Casalbordino. Tutto il popolo trasse al luogo
santo, vide il suolo asciutto intorno all'albero, vide il
grano ondeggiare prosperoso, riconobbe il miracolo; e versò lacrime
di penitenza e di tenerezza. Poco dopo, il Vicario di Arabona
pose la prima pietra della cappella; e furono procuratori
per la fabbrica Geronimo e Giovanni Fatalone casalesi. Su
l'altare fu dipinda la Vergine col vecchio Alessandro prostrato
in atto d'adorarla». La leggenda era semplice, comune, simile
a molte altre, fondata sul miracolo. Dopo quel primo
benefizio, nel nome di quella Maria, le navi si salvavano
dalla tempesta, i campi dalla grandine, i viandanti dai ladroni,
gli infermi dalla morte. Posta in mezzo a un popolo travagliato,
I'Imagine era una fonte di salute perenne.
(G. D'ANNUNZIO, Trionfo della morte,
Mondadori, pp. 220-222)
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