Testimonianze

 Foto di F. Paolo Michetti

 «Ieri mattina, prima dell'alba, partimmo per  Casalbordino» si legge in una lettera  dell'11 giugno 1887  «La chiesa della Madonna dei Miracoli è in mezzo a una  pianura limitata dal mare. Una moltitudine intensa di fanatici si agitava intorno alla  chiesa gridando. Lo   spettacolo era terribile. Dinanzi all' Immagine centinaia di  femmine cenciose, tutte sanguinanti, si trascinavano nella  polvere... La strada era  bianchissima, d'una bianchezza  accecante, attraverso campi di frumento. Il sole  ardeva a  sommo del cielo, nell'azzurro crudele. Ai lati della strada,  di tratto in  tratto, stavano distesi in mezzo alla polvere  certi esseri deformi che non avevano  più apparenza di  creature umane: uomini storpi che tendevano le mani  ritorte  come radici; ciechi che avevano gli occhi incavati e  rossi, donde sgorgavano  materie purulente; lebbrosi tutti  coperti di piaghe; donne idropiche che scoprivano  il ventre  gonfio, per muovere la pietà; tutte le più miserabili  deformità e le  infermità più ributtanti erano là tra la  polvere, al pieno sole», E di nuovo, quattro  anni dopo, l'11 giugno, 1891: «Ieri mattina partimmo per Casalbordino io,  Ciccillo* e Costantino Barbella... al santuario mi straziai ferocemente i nervi  assistendo allo spettacolo selvaggio dei  fanatici che giungevano in compagnie  innumerabili. Urli,  pianti, cantilene, svenimenti, sangue, lacrime, un sole  cupo,  un'afa schiacciante...».

G. D'Annunzio  

 *  Il pittore Francesco Paolo Michetti


 Gabriele D'Annunzio  a  Barbara Leoni

 Francavilla 10 Giugno 1891

 Mia bella,  ieri mattina partimmo per Casalbordino io, Ciccillo e Costantino Barbella,  col primo treno, con il medesimo treno  che portò me e te a San Vito due anni  fa. Che giornata orribile! Che fatica! Incominciammo già con una corsa precipitosa per arrivare in tempo alla stazione e finimmo con un' attesa di cinque ore in una piccola cantina di Casalbordino, morti di stanchezza, inebetiti,    taciturni. Nella tua lettera da Subiaco tu nomini le ginestre. Ieri mattina, passando col treno, passando tra le due gallerie nostre, vidi il paradiso perduto che era tutto fiorito di ginestre, ammantato di giallo come in un capitolo dell'Invincibile. Il  profumo mi giunse, nella fuga.  E Ciccillo diceva sorridendo: "Cari luoghi!". E rammentammo tutt'e tre il  pranzo allegro sotto la quercia ...  Non ti dico nulla della mia anima. Ti racconto qualche piccolo fatto. Alla stazione di san Vito rividi il pazzo, quel povero diavolo che pare un orso  melenso. Non te ne ricordi? Gli feci l'elemosina, anche da parte tua. Rividi la fornace, la viottola lungo il binario, il punto della spiaggia dove alzavamo la  tenda gaudiosa, tutto come in una visione fulminea.  A Casalbordino, al santuario, mi straziai ferocemente i nervi assistendo allo  spettacolo selvaggio dei fanatici che giungevano in compagnie innumerabili.  Urli, pianti, singhiozzi, cantilene, svenimenti tragici, sangue, lacrime, un sole  cupo, un'afa schiacciante, un temporale nell'aria rossastra come il rame, tutte  le tristezze ...  Dovemmo rimanere lassù per molte ore, non potendo partire con nessun treno. Eravamo così stanchi che dopo mezzogiorno ci addormentammo nella campagna,  sotto un albero. Io, cioè, non dormii. Rimasi disteso a pensare. A chi pensavo? Per chi soffrivo?  Mi venne un dolore di capo insopportabile. Scendemmo alla stazione, lontana  molto dal santuario, alle cinque. E non essendo riusciti a salire su un treno  merci, dovemmo aspettare cinque ore il treno delle dieci. Mi ricordavo della  spettazione alla stazione di San Vito, la sera del giorno in cui abbandonai definitivamente la casetta di Zi ' Cicco portando via la mia roba, dopo la tua partenza. Eravamo anche quella sera noi tre amici, e il treno anche quella sera  faceva ritardo ...  Stamane mi sento poco bene. Non mi sono ancora riposato. Ho la testa  cerchiata di piombo, come dopo un'ubriachezza di cattivo vino. Ti scrivo con pena e senza lucidità. Addio,  sono le undici quasi; e, tardando, potrei perdere il corriere. Voglio spedire questa lettera stamani perché ti giunga  domattina presto. Oggi starai senza mie notizie. E sarà bene.  Addio. Non ho più speranza di star meglio. Soffrirò così finché non ti rivedrò.  E tutti i presentimenti stanno contro di  me. Se io ti forzassi a lasciar tutto e a  venire con me, tu obbediresti? Potrei dirti: VOGLIO!  Addio. Perdonami questa lettera senza  nesso e trascurata. Non la rileggo neppure. Sii indulgente. Ti mordo la bocca fino al sangue.                                                                              
Ariel.

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